
CALDO ESTREMO E SALUTE RESPIRATORIA: PERCHÉ L’ESTATE RAPPRESENTA UN RISCHIO PER I POLMONI
A cura di Prof. Luca Richeldi
Negli ultimi anni il cambiamento climatico ha trasformato le ondate di calore da eventi eccezionali a fenomeni sempre più frequenti e intensi. Se gli effetti del caldo sulla salute cardiovascolare sono ormai ben noti, è forse meno conosciuto il suo impatto sull'apparato respiratorio.
Per le persone affette da asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), fibrosi polmonare, bronchiectasie o insufficienza respiratoria cronica, i periodi di caldo estremo possono rappresentare un importante fattore di rischio per riacutizzazioni, ricoveri ospedalieri e, nei casi più gravi, aumento della mortalità.
La stagione estiva impone quindi una particolare attenzione ai pazienti con malattie respiratorie croniche.
Perché il caldo mette in difficoltà i polmoni?
L'organismo dispone di numerosi meccanismi per mantenere costante la temperatura corporea. Durante un'ondata di calore questi sistemi vengono fortemente sollecitati e possono influenzare anche la funzione respiratoria.
Le temperature elevate determinano infatti:
- aumento della frequenza respiratoria;
- maggiore perdita di liquidi attraverso la respirazione;
- disidratazione delle mucose bronchiali;
- incremento dello stress ossidativo;
- aumento della risposta infiammatoria.
Nei soggetti con malattie respiratorie croniche questi fenomeni possono tradursi in un peggioramento dei sintomi e della funzione polmonare.
Il ruolo dell'ozono: un inquinante "estivo"
Uno degli effetti indiretti del caldo è l'aumento dell'ozono troposferico (O₃).
A differenza dell'ozono presente nella stratosfera, che protegge dai raggi ultravioletti, l'ozono che si forma a livello del suolo è un potente irritante respiratorio.
Si sviluppa durante le giornate più calde e soleggiate attraverso reazioni fotochimiche che coinvolgono:
- ossidi di azoto;
- composti organici volatili;
- radiazione solare.
L'esposizione a elevate concentrazioni di ozono può provocare:
- irritazione delle vie aeree;
- broncocostrizione;
- peggioramento dell'asma;
- aumento delle riacutizzazioni della BPCO;
- riduzione della funzione respiratoria anche nei soggetti sani.
Per questo motivo i bollettini sulla qualità dell'aria assumono particolare importanza durante i mesi estivi.
Particolato e incendi boschivi
Le ondate di calore favoriscono anche l'aumento degli incendi boschivi.
Il fumo degli incendi contiene elevate concentrazioni di:
- PM2.5;
- particelle ultrafini;
- monossido di carbonio;
- composti organici tossici.
Queste particelle raggiungono facilmente gli alveoli polmonari e possono determinare:
- infiammazione delle vie aeree;
- aumento della suscettibilità alle infezioni;
- peggioramento della funzione respiratoria;
- incremento dei ricoveri ospedalieri.
Sempre più studi indicano che il fumo degli incendi rappresenta oggi una delle principali nuove sorgenti di esposizione al particolato.
Chi è maggiormente a rischio?
Le categorie più vulnerabili comprendono:
- pazienti con BPCO;
- persone con asma;
- soggetti affetti da fibrosi polmonare;
- pazienti in ossigenoterapia domiciliare;
- anziani;
- bambini;
- persone con malattie cardiovascolari.
In questi soggetti anche variazioni relativamente modeste della temperatura o della qualità dell'aria possono determinare importanti conseguenze cliniche.
Il caldo favorisce anche le infezioni respiratorie?
Sebbene molte infezioni respiratorie siano più frequenti durante i mesi invernali, il caldo intenso può alterare i meccanismi di difesa delle vie aeree.
La disidratazione delle mucose riduce infatti l'efficienza della clearance mucociliare, il sistema naturale che permette di eliminare particelle e microrganismi.
Inoltre, lo stress termico può favorire condizioni che aumentano il rischio di alcune infezioni, soprattutto nei pazienti fragili.
Come proteggere i pazienti respiratori durante l'estate
Alcune semplici precauzioni possono ridurre significativamente il rischio di complicanze.
È consigliabile:
- evitare attività fisica intensa nelle ore più calde;
- mantenere una buona idratazione;
- soggiornare in ambienti freschi e ben ventilati;
- controllare quotidianamente i livelli di qualità dell'aria;
- limitare le uscite quando sono previsti picchi di ozono o particolato;
- seguire regolarmente la terapia prescritta.
Per i pazienti con malattie respiratorie croniche è importante non sospendere autonomamente i farmaci durante il periodo estivo.
Il cambiamento climatico è ormai una questione di salute respiratoria
Sempre più società scientifiche internazionali considerano il cambiamento climatico una delle principali sfide future della pneumologia.
L'aumento delle temperature, l'inquinamento atmosferico e gli incendi boschivi stanno modificando l'epidemiologia delle malattie respiratorie e impongono una nuova attenzione alla prevenzione.
Il polmone è infatti uno degli organi più esposti agli effetti dell'ambiente e rappresenta un vero "sensore biologico" dei cambiamenti climatici.
Come pneumologi siamo abituati a considerare il fumo di sigaretta il principale nemico della salute respiratoria. Oggi, tuttavia, dobbiamo ampliare questa visione. Il caldo estremo e l'inquinamento atmosferico stanno diventando fattori di rischio sempre più importanti, soprattutto per chi convive con una malattia respiratoria cronica.
Proteggere i pazienti significa non solo prescrivere la terapia più appropriata, ma anche educarli a riconoscere e ridurre le esposizioni ambientali che possono aggravare la loro condizione.